ottobre 22, 2012

GIANCARLO GIANNINI AL CENTRO BERNSTEIN – L’INTERVISTA…..

Giancarlo Giannini torna a Verona per interpretare il padre di una ragazza che fa abuso di droga in Un angelo all’inferno, quarto film a sfondo sociale diretto da Bruno Gaburro, che, dopo un’anteprima prevista per il 9 febbraio alla Gran Guardia, verrà trasmesso su Rai1. Già tra i protagonisti dei Giorni perduti, l’attore partecipa con entusiasmo, per la valenza educativa della pellicola e «l’amicizia con il produttore Michele Calì». Lo abbiamo incontrato tra i corridoi della clinica Bernstein, dove si è sottoposto a terapie per alleviare un forte mal di schiena.  Giannini, Ci descrive meglio il suo personaggio in Un angelo all’inferno? Pietro è un padre di famiglia che non si accorge di nulla e quando accade diventa aggressivo. Il problema con la droga della figlia è in realtà dovuto a lui. È legato a una forma degenerativa di vita che nasce per un disequilibrio in famiglia. Questo film spiega come, per capire le cose, serva approfondirle. Un genitore, prima di arrabbiarsi per le trasgressioni dei figli, deve accorgersi e comprendere se (e come) sia cambiata la relazione.. Di recente lei è stato il primo grande attore italiano a doppiare un video game, Call of Duty. Cosa ci racconta di questa esperienza? ll video game è un mondo incredibile di rapporto con gli spettatori, destinato a evolvere. Già Fellini intuiva che in futuro si visiterà il cinema come un museo. La pellicola che scorre non c’è più e cambierà anche l’immagine, che sta già cambiando grazie al video game. È un mezzo che modifica anche la tecnica di doppiaggio. Non c’è un rapporto realistico, non s’incastona la voce al labiale nella forma mostruosa del doppiaggio in un’altra lingua. Si seguono diagrammi, entrando in una dimensione futuribile.  Nel 2011 ha terminato di girare Ti ho cercata in tutti i necrologi, suo secondo film da regista e attore. Quando lo vedremo nei cinema? È un momento difficile per l’uscita dei film italiani. Ho deciso di aspettare il 2013 e sto cercando un modo diverso per proporlo. Mi piace andare controcorrente. Il film stesso è in deroga alle pellicole tradizionali. Completamente girato in inglese, non segue una sceneggiatura canonica. È un thriller con una potente forza vitale. Due poli che si scontrano fino alla catarsi finale in cui il vero cattivo sopravvive. Torneremo a vederla a teatro? Dopo tanti anni di teatro non mi vedo più coinvolto in prove, trasferte e tutto ciò che comporta. Mi diverto a cimentarmi con la poesia. L’ho scoperta tardi e mi piace il rapporto con la parola, la preparazione lunga e solitaria per il reading. In futuro non so: il teatro è sempre lì. Sempre uguale.

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