maggio 15, 2013

L’ESERCIZIO FISICO E LA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO

Marilyn Monroe rappresenta la relazione amorosa di ogni uomo con l’America, scrisse Norman Mailer: lei era l’angelo del sogno americano, “con la voce pulita come tutti i cortili americani puliti”. Angelina Jolie è l’evoluzione di quel sogno, è la donna più bella del mondo che diventa anche il modello di una vita speciale ma perfetta, con le tendine alle finestre e la decisione scioccante di controllare tutto. Lei è la ribellione e la dannazione (di grande successo) che incontra l’amore, e l’amore è Brad Pitt, un altro pezzo di sogno: con lui Angelina diventa la madre e la donna americana speciale, la diva irraggiungibile ma mossa da umanissimo amore. Sei figli insieme, di cui tre adottati in ogni parte del mondo, e poi le battaglie umanitarie, le visite nei campi profughi, i viaggi per le Nazioni Unite, senza mai coltivare, ma nemmeno perdere, quella luce hollywoodiana che la accarezzava fin da bambina e rendeva evidente al mondo che Angelina era fatta di una materia diversa da quella degli esseri umani.

Adesso, con la confessione sul New York Times, “ho preso la decisione di avere una doppia mastectomia preventiva”, Angelina Jolie diventa più vicina, perché toccata dal dolore e dall’imperfezione dei geni dentro una donna perfetta. Perché ha deciso di privarsi di una parte di sé (nel suo corpo glamour da diva) per battere la paura, la sfortuna, il destino (esiste?): ha fatto la scelta (esagerata o saggia? certamente moderna e determinista) di intervenire sulla propria vita e di battersi contro una probabilità. E’ andata sotto i ferri, sana, a trentasette anni, madre, per quel gene difettoso che secondo i medici aumentava fino all’ottantasette per cento il rischio di ammalarsi di cancro al seno (e magari morirne, come sua madre che fece in tempo a prendere in braccio soltanto il primo nipote), si è sottoposta a una procedura medica durata tre mesi, a un’operazione di otto ore, a un risveglio in un mondo diverso, con un corpo diverso e i tubi dappertutto (“ci si sente come nella scena di un film di fantascienza”) e alla ricostruzione del seno, poche settimane fa. E adesso ha raccontato al mondo, invitando all’emulazione, che si può controllare molto e che il suo incubo ha solo il cinque per cento di possibilità di realizzarsi. “Posso dire ai miei figli che non devono temere di perdermi per un cancro al seno”.

La vera prevezione del tumore al seno si può fare in modo semplice, avvero facendo attività fisica quotidianamente (medical fitness). Qui un recente studio pubblicato su Lancet evidenzia quanto l’esercizio fisico sia il vero “santo graal” necessario alla salute dell’uomo moderno. Gli effetti potenti del “farmaco buono ” esercizio fisico sono ampiamente dimostrati.

Jaques, Mike Loosemore, Sports and exercise medicine in undergraduate training, The Lancet, Vol 380, July 7, 2012

maggio 12, 2013

IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO NAZIONALE DMSA

IL PROGRAMMA DEL CONGRESSO

Sabato 18 maggio
 9.00: Intervento del Sindaco di Verona Flavio Tosi
1^ SESSIONE
          Moderatore: Gaspare Crimi – Medico fisiatra
 9.30: Storia moderna della professione di chinesiologo
          Luca Barbin - Presidente Nazionale DMSA - Genova
 9.45: Legge n.4 del 2013, il futuro è aperto
          Marco Iorio - Referente Regione Lazio DMSA - Roma
10.00: Il Chinesiologo e il Fisioterapista, competenze professionali e documento Ministeriale
          Gianni Pulisciano – Referente Regione Puglia DMSA - Bari
10.15: Progetto “Palestre Verona”
          Giorgio Pasetto – Segretario Nazionale DMSA - Verona
10.30: coffee break
2^ SESSIONE
          Moderatore: De Vita Francesco – Medico dello sport
11.00: L'esercizio fisico come un farmaco
          Andrea Zannoni – Referente Regione Emilia Romagna DMSA - Bologna
11.20: Il movimento e l'evoluzione dell'uomo
           Andrea Brunelli – Dottore di ricerca in attività fisica e salute - Verona
11.40: Dal Fitness al Medical Fitness
           Dario Meneghini – Referente Provinciale DMSA - Verona
12.00: Il movimento e l'anziano
           Benedetta Casti Roberta – Referente Regione Piemonte DMSA - Torino
12.20: Quantità o qualità del movimento?
           Walter Bragagnolo – Ex Direttore Tecnico ISEF e Allenatore - Verona
12.40: L’importanza dei dati per prendere decisioni nel mondo del calcio
           Daniele Tognaccini – Direttore MilanLab - Milano
13.00: Discussione 
13.30: pausa pranzo
3^ SESSIONE
          Moderatore: Roberto Filippini – Medico dello sport e fisiatra
15.00: Il senso di appartenenza
           Alberto Bucci – Motivatore Nazionale Italiana Professionisti di golf - Rimini
15.20: La preparazione del golfista
           Mauro Bertoni – Preparatore Atletico Nazionale Italiana Professionisti di golf - Ferrara
15.40: Malattie croniche esercizio sensibili
           Federico Colizza – Specialista in preventiva ed adattata - Trieste
16.00: Esercizio fisico e disturbi alimentari, verso una nuova figura professionale: l’educatore motorio specializzato  
           Martina Alberti – Dottore di ricerca in attività fisica e salute - Verona
16.20: Metodologie di allenamento nel volley professionistico
           Bruno Bagnoli – Allenatore Marmi Lanza Verona serie A1 – Mantova
16.40: coffee break
4^ SESSIONE
          Moderatore: Alberto Momoli – Medico ortopedico
17.20: Il metodo Pilates ed il laureato in scienze motorie
           Alda Boccini – Posturologa e Insegnate Pilates - Genova
17.40: News in scienze dell’allenamento
           Alessandro Stranieri – Docente ELAV - Perugia
18.00: Dalla rieducazione alla preventiva adattata
           Stefano Cannas – Specialista in Ginn. Preventiva e Adattata - Cagliari
18.20: Postura e prevenzione
           Adorno Fabrizio – Posturologo - Verona
18.40: Discussione 
20.00 Cena partecipanti
Domenica 19 maggio
5^ SESSIONE
          Moderatore: Ottavio Bosello – Medico geriatra
  9.30: Laurea in scienze motorie e prospettive future
           Federico Schena - Presidente Collegio Didattico Sc. Motorie - Verona
  9.50: Il dottore in scienze motorie e l'osteopatia
           Giulio Giacomelli – Osteopata Dottore in Scienze Motorie - Verona
10.10: La prescrizione dell'esercizio fisico ed il medico di medicina generale
           Carlotta Chiari – Specialista in Preventiva e Adattata Dipartimento di Prevenzione ULSS 20 – Verona
10.30: Confronto in sala aperto a tutti
10.50: coffee break
6^ SESSIONE
          Moderatore: Marco Zaccaria – Medico dello sport
11.30: Modelli previsionali e scelte politiche
           Arnaldo Vecchietti – Dirigente Politiche Comunitarie Comune di Verona
11.50: Le società di professionisti in funzione della legge n.4 del 2013
           Fabio Zambelli – Avvocato - Verona
12.10: La professione di Chinesiologo e l'inquadramento fiscale
           Giovanni Fassini – Commercialista – Verona
12.30: Il rischio professionale
           Marco Bastianello – Avvocato - Verona
12.50: L’inserimento del laureato in scienze motorie in ambito sanitario
           Beatrice Mantovani – consulente per le politiche sanitarie - Verona
13.10: Discussione e chiusura del convegno
maggio 11, 2013

OSTEOPATA CHINESIOLOGO (DMSO TECHNIQUE)

Ogni gesto motorio umano evoluto richiede un buon equilibrio, un corretto ordine di intervento dei segmenti motori e una forza muscolare adeguata.

Ricorrere all’intervento osteopatico e chinesiologico è di grande aiuto, non solo nello sportivo di alto livello, ma anche per tutte le persone “normali”.

Conclusa la fase valutativa l’osteopata-chinesiologo può intervenire:

1)  immediatamente attraverso delle tecniche di normalizzazione;

2)  programmando esercizi specifici.

maggio 9, 2013

CERTIFICATI MEDICI PER CHI VA IN PALESTRA E FA ATTIVITA’ FISICA NON AGONISTICA

Nella logica di rendere tutto sempre più difficile e di complicare la vita ai cittadini, il Governo Monti nelle ultimissime ore del suo mandato ha voluto fare un altro regalo agli italiani emanando un decreto che va a colpire chi vorrebbe rilassarsi con una sana attività fisica non agonistica.

Da oggi per chi pratica sport a livello amatoriale in contesto organizzato o per chi fa attività fisica non agonistica in palestra è prevista una certificazione obbligatoria a cadenza biennale con ECG, (ed a cadenza annuale se di età superiore a 55 anni uomini o 65 anni donne). Tale cadenza può addirittura abbassarsi se sono necessari esami e consulenze specialistiche per chi è affetto da patologie croniche conclamate diagnosticate.
Viene imposto perciò un controllo sanitario che, per attività volontarie, amatoriali, non agonistiche, sicuramente non dannose per gli altri, dovrebbe essere demandato alla sola scelta dell’interessato, senza interventi coercitivi da parte dello Stato.
Complicandone l’accesso, si possono indurre le persone a non intraprendere o ad abbandonare un’attività fisica non agonistica, portando ad un aumento della sedentarietà che và a provocare od aggravare quelle patologie contro cui si dice di voler agire.

 

A tal proposito, risulta singolare, la dichiarazione dell’Ex Ministro Balduzzi che si augura di aver incentivato la pratica motoria e combattuto la sedentarietà!

Il fatto di dover presentare una certificazione alle società sportive o alle palestre stimola ad effettuare un’attività fisica in forma autonoma, ove nessun controllo è possibile, esponendo però il praticante a maggiori rischi in quanto al di fuori di un “ambiente protetto”, come è avvenuto con l’aumento dei ticket sanitari, per il quale si stima che nel 2012 circa 1,8 milioni di cittadini italiani abbiano abbandonato il SSN rinunciando ad esami visite ed analisi, adesso si fa una cosa analoga con lo sport e l’attività fisica.

Infine una onsiderazione: dopo una certa età lo Stato considera i suoi cittadini meno efficienti e li controlla di più e più frequentemente se si tratta della guida dei veicoli o di praticare un’attività sportiva, ma nello stesso tempo innalza loro sempre più la soglia per andare in pensione, come se per lavorare avessero sempre venti anni.

ALCUNI DATI STATISTICI:

 

Il 40% degli over 30 è sedentario

 

Tra coloro che praticano attività fisica, il 36% ritiene che faccia bene alla salute, il 26% vuole mantenersi in forma e il 27% lo fa per autostima. L’80% degli italiani ritiene lo sport essenziale per i propri figli, ma il 69% è insoddisfatto dell’attività svolta a scuola dai bambini.

Il 40% degli italiani over 30 ammette di non svolgere alcun tipo di attività fisica o al massimo in maniera del tutto sporadica. (E’ quanto emerge da una ricerca effettuata dall’Osservatorio Sanità di Unisalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria).

Tra coloro che praticano regolare attività fisica, gli italiani si dividono tra salutisti ed edonisti: il 36% crede faccia bene alla salute, il 26% lo fa per mantenersi in forma e il 27% per sentirsi meglio con se stesso e più sicuro di sé. Gli italiani sono invece più sensibili al tema dello sport quando si parla di bambini: l’80% ritiene che lo sport per i propri figli sia essenziale in primis per la loro salute, ma anche per capacità di socializzare. Tra coloro che ritengono che lo sport sia importante, uno su quattro (23%) sottolinea però come il costo per i corsi sportivi risulti essere sempre meno sostenibile per le famiglie, con il rischio di non poter permettere ai propri figli di svolgere alcuna attività sportiva.

Il giudizio sulla quantità di sport praticato a scuola non è positivo. Per il 69% degli intervistati, infatti, i bambini non svolgono abbastanza attività fisica nelle ore scolastiche. Tra gli sport ritenuti più adatti alla salute dei piccoli, il nuoto si conferma il preferito (83%). A seguire atletica leggera (36%) e danza (11%).

maggio 3, 2013

PARTITA IVA

A volerne una sono soprattutto gli under 35. Aprirla è molto più semplice di quanto sembra: vediamo come, passo dopo passo.
Una tendenza in aumento. Secondo l’Osservatorio Partite Iva del ministero delle Finanze, nel 2012 sono state aperte 549 mila partite Iva, il 2,2% in più rispetto al 2011. A volerne avere una sono soprattutto gli under 35. Aprirla è molto semplice: vediamo come, passo dopo passo.
Com’è fatta. La partita Iva è fatta da 11 numeri: i primi sette indicano il contribuente, i seguenti tre il codice dell’ufficio delle Entrate, l’ultimo ha carattere di controllo.
Chi può aprirla. Possono aprire la partita Iva imprenditori individuali (come artigiani o commercianti) e lavoratori autonomi (iscritti a un Ordine professionale o liberi professionisti). Prima di procedere bisogna capire a quale categoria si appartiene (qualche informazione utile si trova qui).
I lavoratori autonomi. La prima cosa che i lavoratori autonomi (iscritti a Associazione professionale o meno) devono fare per aprire la partita Iva è compilare il modello AA9/11, che può essere scaricato dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Il modulo può essere consegnato in duplice copia (di persona oppure attraverso un delegato) a un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa lo si può spedire tramite raccomandata allegando la fotocopia di un documento di identità o trasmetterlo in via telematica registrandosi sul sito dell’Agenzia delle Entrate (e scaricando da qui il software per la compilazione e l’invio). Ulteriore possibilità, rivolgersi al commercialista. Attenzione alla scadenza: il modello AA9/11 deve essere spedito entro trenta giorni dalla data d’inizio dell’attività, ossia entro un mese dalla prima operazione svolta. La compilazione del modello AA9/11 è abbastanza semplice. Oltre ai dati identificativi, nel modulo bisogna indicare l’attività svolta, il luogo in cui la si esercita e il volume d’affari presunto. Sul modello bisognerà indicare anche il codice Ateco, cioè il codice con cui l’Istat classifica le attività economiche (l’elenco di tutti i codici Ateco è disponibile qui). Ogni variazione dei dati precedentemente comunicati (per esempio un cambio di indirizzo) deve essere notificata entro trenta giorni attraverso l’invio di un nuovo modello AA9/11. Stessa procedura se si decide di chiudere l’attività.
Gli imprenditori individuali. Per aprire la partita Iva gli imprenditori individuali come artigiani e commercianti devono effettuare la cosiddetta Comunicazione Unica, procedura da eseguire esclusivamente online che permette di rispettare, tutti in una volta, gli obblighi amministrativi, fiscali, assistenziali e previdenziali legati alla nascita di una nuova attività. Per fare la Comunicazione Unica bisogna entrare nel sito del Registro delle imprese e scaricare il software “ComunicaStarweb”. Dopodiché occorre sottoscrivere un contratto con la Camera di commercio per abilitarsi alla trasmissione telematica dei documenti così da ricevere nome e password per accedere al servizio. Infine, per firmare la pratica viene richiesta la firma digitale, mentre per avere la ricevuta dell’invio dei documenti e le successive comunicazioni bisogna aprire una casella Pec.
I costi per aprire la partita Iva. Di per sé la procedura per aprire la partita Iva, se eseguita autonomamente, è totalmente gratuita. Se ci si affida a un professionista, invece, bisognerà prevedere la spesa per il suo compenso (e in questo caso non è possibile quantificare una cifra standard perché ogni commercialista applica una tariffa diversa). Per non pagare troppo ci si può rivolgere anche ai Centri di Assistenza fiscale, che solitamente hanno tariffari più economici.
Oneri previdenziali per i lavoratori autonomi. I professionisti che hanno una cassa previdenziale dovranno versare i contributi nella misura indicata dalla cassa stessa (di solito il 2% del totale da pagare indicato in parcella più una percentuale aggiuntiva che sarà applicata sul reddito netto). I professionisti senza cassa, invece, dovranno fare riferimento alla contribuzione previdenziale prevista dalla Gestione separata Inps.
Obblighi fiscali del lavoratore autonomo.I principali obblighi fiscali del lavoratore autonomo sono:

  • Invio dell’Unico 2013 (riferito ai redditi conseguiti nel 2012);
  • Versamento dell’Iva periodica calcolata su base mensile o trimestrale (versamento che deve essere eseguito entro e non oltre il 16mo giorno del mese o del trimestre);
  • Pagamento dell’acconto Iva entro il 27/12 di ogni anno;
  • Comunicazione telematica Iva annuale;
  • Tenuta del registro Iva.

Oneri contributivi per gli imprenditori individuali.Il calcolo dei contributi Inps per gli artigiani e i commercianti differisce rispetto a quello previsto per i lavoratori autonomi. In questo caso, infatti, è previsto il rispetto di un minimale fissato di anno in anno. Per le quote di reddito eccedenti il minimale si dovrà versare un contributo integrativo calcolato applicando una percentuale alla parte di reddito eccedente. Per quanto riguarda il pagamento dei contributi fissi Inps 2013, questi probabilmente seguiranno i canonici termini di scadenza:

  • 16 maggio 2013;
  • 16 agosto 2013;
  • 16 novembre 2013;
  • 16 febbraio 2014.

Il versamento della parte eccedente il minimale avviene contemporaneamente al pagamento dell’Irpef.
Il prestito d’onore.Chi vuole aprire la partita Iva può contare sul prestito d’onore, una forma di finanziamento concessa, previa autorizzazione di Invitalia, alle start up in fase di costituzione. Hanno diritto a richiedere il prestito d’onore coloro che risiedono in Italia da almeno un semestre e che sono in possesso dei seguenti requisiti:

  • Maggiore età;
  • Carta o permesso di soggiorno valido per un periodo pari almeno a un anno successivo alla data di presentazione dell’istanza (in caso di cittadino extracomunitario);
  • Possesso dello status di disoccupato o inoccupato in cerca della prima occupazione;
  • Volontà di aprire un’attività in proprio con forma giuridica di ditta individuale;
  • Sede aziendale in Italia;
  • Mantenimento in produttività dell’azienda, divieto di cessione per almeno un quinquennio dalla data di ammissione all’agevolazione e divieto di sottoscrizione da parte del titolare di contratti di lavoro subordinato a tempo pieno (sono ammesse le prestazioni di lavoro occasionale che permettano al titolare di seguire contemporaneamente la gestione della nuova attività).

Per poter usufruire di questo finanziamento l’azienda deve operare esclusivamente nel commercio e nella produzione di beni e fornitura di servizi.
Il vantaggio economico offerto dall’agevolazione consiste in:

  • Un contributo a fondo perduto sugli investimenti pari al 50% degli oneri sostenuti, riconosciuto fino al raggiungimento del limite massimo pari a 15.500 euro;
  • Un finanziamento quinquennale a tasso agevolato (il 70% in meno rispetto al tasso ordinario al momento della stipula del contratto), per far fronte a tutti gli oneri finanziabili.

Il rimborso del finanziamento seguirà un piano di rientro articolato su rate trimestrali. Per la gestione aziendale, infine, è previsto il riconoscimento di un contributo a fondo perduto di 5.165 euro. Mente i contributi sugli investimenti possono essere utilizzati per acquistare impianti, attrezzature, il contributo offerto a fondo perduto per la gestione, potrà essere utilizzato per acquistare le materie prime, per pagare le utenze o i canoni di locazione o, più in generale, per far fronte alle tradizionali spese fisse che, in fase di start up, gravano sulle spalle dell’imprenditore in modo molto più pesante.

maggio 3, 2013

VERONA CITTA’ DELLA SALUTE

Il Comune di Verona vuole favorire le iniziative intese al miglioramento della salute e della vita della popolazione. La salute di un cittadino rappresenta un vantaggio per tutta la collettività, e l’aumento progressivo della popolazione anziana genera criticità sul piano sociale ed economico. Invecchiare in modo più sano e conseguentemente “attivo” è possibile, correggendo abitudini e stile di vita. Meglio ancora, intervenendo sul piano educativo fin dalla più giovane età. Studi e riflessioni saranno quindi focalizzati  sui giovani, perché su di essi è possibile e quindi necessario fare vera prevenzione; sugli adulti, perché in età adulta molte abitudini, stili di vita e comportamenti sono spesso inveterati e quindi molto difficili da modificare; sugli anziani perché attività motoria e vitalità cognitiva sono strettamente correlate tra loro.

Una delibera di Consiglio Comunale, la numero 6 del 7 febbraio 2013, quindi appena approvata, ha dato ufficiale indirizzo all’Amministrazione nel perseguire localmente progetti ed iniziative futuri sul tema della Salute, sviluppando anche collaborazioni con portatori di interesse esterni all’Ente.

Come primo passo il Comune di Verona, in collaborazione con DMSA (Associazione Italiana Dottori in Scienze Motorie), con l’Università di Verona Facoltà di Medicina e con altri medici ed  esperti, ha organizzato il 27 aprile 2013 il Convegno: “Medical Fitness e stile di vita – Una via per l’invecchiamento attivo”.

Sono comunque molti altri i passi che si intende compiere nel cammino verso i risultati da raggiungere e che sono stati raccolti, nella delibera citata, in un apposito piano/programma di implementazione.

Il Progetto “Verona città della salute”  rientra nel piano e con esso si vuole raggiungere l’obiettivo di una migliore qualità di vita per i veronesi.

Il Progetto punta a creare un maggiore  coordinamento tra pubbliche amministrazioni, scuole e cittadini, formando ad esempio dei formatori reclutati volontariamente fra gli insegnanti che informino soprattutto i giovani sui fattori di rischio per la salute determinati dal tabagismo, dall’alcool e dalle droghe; organizzando inoltre una campagna educativo-formativa per diffondere cultura e consapevolezza tramite newsletters, comunicati stampa, sito Internet del Comune, pagina Facebook. Verranno coinvolti anche ASL, Università;USP, Associazioni e palestre, il tutto a costo zero per il Comune.

Per reperire risorse economiche ove necessario,.si coinvolgeranno di più i privati in quanto attivi  a livello commerciale.

Si prevede venga attuata anche una migliore integrazione dei servizi e dei Settori  comunali, intervenendo dove possibile su regolamenti e capitolati , introducendo proposte preferenziali e suggerimenti ( percorsi ciclabili, percorsi pedonali, merendine nei distributori ecc.), l’obiettivo è ridurre la sedentarietà, l’obesità , a questo fine anche il Progetto “Palestre sicure” rientra  nel piano.

Per ulteriori approfondimenti, contattare: gpasetto@dmsa.it

 

 

maggio 2, 2013

SPERIMENTAZIONE SCIENTIFICA SUGLI ANIMALI

Capisco che la posizione che sostengo è una posizione poco popolare, ma la disinformazione riguardo la sperimentazione animale rischia di arrecare danni enormi alla salute sia animale che umana. La sperimentazione animale, purtroppo, è infatti uno step ancora imprescindibile nella creazione di un farmaco. Senza la sperimentazione animale tutti i farmaci che sono ora in commercio non esisterebbero. Basti pensare che fino a poco tempo fa si moriva molto facilmente di malattie come polmonite, influenza, difterite, tubercolosi, diabete, poliomielite e altre ancora a causa delle scarse conoscenze mediche e delle insufficienti soluzioni farmacologiche presenti.

Il benessere animale è fondamentale per condurre uno studio corretto; se infatti l’animale soffre, la qualità della ricerca sarà pessima, ed è per questo che uno dei principi cardine della sperimentazione animale sono le 3R: Replace, Reduce, Refine.

Replace significa che l’animale viene sostituito ogni qualvolta sia possibile farlo. Questo è obbligatorio anche per legge, infatti il D.lgs. 116/92 recita: “Gli esperimenti di cui all’art. 3 possono essere eseguiti soltanto quando, per ottenere il risultato ricercato, non sia possibile utilizzare altro metodo scientificamente valido, ragionevolmente e praticamente applicabile, che non implichi l’impiego di animali.” (art. 4, comma 1). E’ importante sottolineare come, sfortunatamente e a differenza di ciò che asseriscono informazioni spesso inesatte divulgate da figure esterne alla comunità scientifica, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non tutti gli esperimenti possono essere eseguiti senza utilizzare un organismo vivente complesso: si pensi ad esempio agli impianti cocleari, ai pacemaker, o ai farmaci antiepilettici, trattamenti che certo non possono essere replicati utilizzando semplici colture cellulari.
Il principio del Reduce è quello di utilizzare il minor numero di animali possibile, in linea anche con il punto precedentemente esposto. Come è possibile verificare all’indirizzo seguente (http://www.izs.it/bollettino_segn_legislative/bollettini_2011/marzo_11/3_sperimentazione%20animale.pdf), tale riduzione viene già messa in atto, ad esempio vi invitiamo a notare come nel corso di soli tre anni (periodo 2007-2009) il numero di cani utilizzati per la sperimentazione animale in Italia sia sceso di approssimativamente il 40%.
Infine Refine si riferisce alla riduzione della sofferenza dell’animale al minimo possibile; questo significa anche mettere l’animale nelle migliori condizioni di vita possibile, dalla gabbietta sempre pulita con cura, al cibo e all’acqua sempre presenti, dalla possibilità per l’animale di interagire con i propri simili se appartiene ad una specie socievole, alla presenza costante in stabulario di un veterinario pronto a intervenire al minimo segno di problemi.
In particolare, vorrei sottolineare come, per evitare sofferenza inutile all’animale, l’anestesia sia obbligatoria, sia secondo il D.lgs. 116/92 (articolo 2, comma 2,3)
“Quando non sia possibile ai sensi del comma 1 evitare un esperimento, si deve documentare alla autorità sanitaria competente la necessità del ricorso ad una specie determinata e al tipo di esperimento; tra più esperimenti debbono preferirsi:
• 1) quelli che richiedono il minor numero di animali;
• 2) quelli che implicano l’impiego di animali con il più basso sviluppo neurologico;
• 3) quelli che causano meno dolore, sofferenza, angoscia o danni durevoli;
• 4) quelli che offrono maggiori probabilità di risultati soddisfacenti.
3. Tutti gli esperimenti devono essere effettuati sotto anestesia generale o locale.”
che secondo la Direttiva Europea 2010/63/UE (articolo 14) “Gli Stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno, le procedure siano effettuate sotto anestesia totale o locale, e che siano impiegati analgesici o un altro metodo appropriato per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia.
Le procedure che comportano gravi lesioni che possono causare intenso dolore non sono effettuate senza anestesia.
2. Allorché si decide sull’opportunità di ricorrere all’anestesia si tiene conto dei seguenti fattori:
a) se si ritiene che l’anestesia sia più traumatica per l’animale della procedura stessa; e
b) se l’anestesia è incompatibile con lo scopo della procedura.
3. Gli Stati membri assicurano che agli animali non sia somministrata alcuna sostanza che elimini o riduca la loro capacità di mostrare dolore senza una dose adeguata di anestetici o di analgesici.
In questi casi è fornita una giustificazione scientifica insieme a informazioni dettagliate sul regime anestetico o analgesico.
4. Un animale che, una volta passato l’effetto dell’anestesia, manifesti sofferenza riceve un trattamento analgesico preventivo e postoperatorio o è trattato con altri metodi antidolorifici adeguati sempre che ciò sia compatibile con la finalità della procedura.
5. Non appena raggiunto lo scopo della procedura sono intraprese azioni appropriate allo scopo di ridurre al minimo la sofferenza dell’animale.”

In conclusione, alla luce di quanto sopra esposto, mi auguro che si possano trovare soluzioni alternative alla sperimentazione animale, ma che ciò venga fatto con buon senso, affinchè si possa comunque dare speranza a chi purtroppo necessita ancora oggi di un farmaco e di una terapia per poter continuare a vivere.